Dalla musica classica al punk, dalla poesia al fumetto, fino alla data che celebra l’inizio di una nuova identità: M E M O R I a L_paint. Il protagonista di MEMENTO si racconta e ci svela un po’ il suo mondo. 

Jemba Gian, in arte Memorial Paint, quale è la tua storia prima del 2016?

E’ tempo di una breve introduzione al personaggio: Jemba nasce a Crema il 15-10-1992 e le sua principali fonti di ispirazione sin dai primi anni di vita non sono state altro che la musica, i prodotti d’animazione ed i videogiochi. Passa tutto l’arco formativo a Casaletto Vaprio, dove ascolta perlopiù musica classica e si forma di fronte alla televisione filtrando quanti più cartoni possibili da cui nascono i primi guilty pleasure che porta tutt’ora nella mente e nel corpo, ma che comunque danno linfa. A 9/10 anni decide di affrontare le prime lezioni di piano, abbandonate poco dopo e successivamente, all’età di 12 anni, scambiate con quelle di chitarra. Durante il periodo delle medie si avvicina al mondo del fumetto e cerca di fondare il primo gruppo, ovviamente punk, chiamato per velocizzare il processo come la via di casa sua: Europa 18; chiaramente il progetto si rivela fondamentalmente un tentativo e poco più e ai tempi della terza media tiene a casa sua la festa di scioglimento del progetto. Saltando i primi tre anni delle superiori, passando al 2011/12 nasce il progetto Silence, Exile & Cunning. Il gruppo all’attivo ha 2 album e 3 anni di tour prima dello scioglimento avvenuto a fine 2016. Grossomodo questa è l’esperienza di vita avuta nel periodo pre-2016, tralasciando i tentativi di scrittura di sceneggiature, poesie e libri che però non hanno mai visto la luce per cui rimangono una citazione in una breve bio.

Il 10 gennaio 2016 muore David Bowie. La scomparsa dell’icona del rock ti ha sconvolto, cosa è successo?

Dopo la morte di David Bowie mi sono ritrovato in una situazione di stallo. Sentivo di dover fare qualcosa, di muovermi verso una direzione mai intrapresa prima, perlomeno per quanto riguarda me stesso. Era da anni che stavo portando avanti una ricerca persa nei meandri di tutto ciò che riguarda l’equilibrio interiore e la ricerca sostanziale di una stabilità illuminata che potesse portare beneficio a tutte le persone che entrano in contatto con me. E’ come se avessi sentito un’impellente necessità di creare qualcosa che trascendesse dal banale omaggio che trasfigura la figura di riferimento riducendola ad un mero feticcio da social. Non c’è stata una mediazione di pensiero, tutto è venuto naturale, secondo un processo indiretto di pensiero ed azione che è poi scaturito nella rivalutazione di un software da contestualizzare in una nuova realtà, molto più progredita e lontana rispetto alle capacità stesse di MS Paint.

Nel tuo portfolio scrivi: “Disegnando, il mio rapporto con la morte stessa è diventato una ricerca”.

La morte è essenzialmente l’unica definizione di vita. Da sempre sono a stretto contatto con ciò che significa abbandonare qualcosa che in un attimo diventa di fatto morto e che immancabilmente si trasforma in essenza ultraterrena rimarcando l’assenza di connessione e congiunzione con la realtà che noi viventi finiamo per subire. Definisco questo trapasso come unica definizione di vita, perché l’unica possibilità per avere una cartina tornasole rispetto alla nostra esistenza rimane nella cessazione della stessa.
Non c’è volontà nella morte, ma solo nel tempo trascorso cercandola, per questo definisco il mio rapporto con la morte stessa una ricerca, perché il netto del pensiero e delle contraddizioni delle azioni rimane condensato nel timore che l’individuo riversa nei confronti della fine, come se cambiare forma definisse un sostanziale abbandono di ogni possibilità.  
Nonostante lo stretto rapporto che sono obbligato a condividere con questo concetto tanto caro e tanto spaventoso, non riesco a vederlo come l’ineluttabile destino tetro e definitivo che questo periodo storico tende a far distorcere. La morte è un cambiamento.

Chi non vorresti mai ritrovarti a ritrarre?

Penso che questa sia la domanda più difficile in assoluto. Vivo un dualismo: mi piacerebbe poter ritrarre chiunque, anche persone che non sono morte. L’ho già fatto in passato e non penso di aver accorciato la loro aspettativa di patimento, ma nell’ottica di un memoriale rimane una questione piuttosto difficile. Forse il mio cane, Yoshi.

Memorial Paint. Glenn Branca

Oltre alla serie di illustrazioni-necrologi, quali sono gli altri soggetti e/o storie che preferisci disegnare?

Ho diverse storie in mente che non ho mai avuto il coraggio di disegnare per mancanza di abilità nel disegno, o perlomeno per mancanza dell’abilità necessaria allo scopo (che poi i contesti sono importanti). Per il momento, da circa due anni, sto disegnando le copertine per il progetto musicale del mio amico Giuseppe D’aiuto (Discontinuation Of Treatment) che seguono il filone delle mie illustrazioni che per ora ho tenuto per me, se non fosse per le dediche dietro a diverse stampe vendute di Memorial Paint; di solito disegno esseri deformi che vedo durante i sogni, o che mi vengono in mente. Purtroppo per le storie che ho in mente servono fino ad un certo punto.

Parliamo della tecnica che utilizzi: il software grafico MS Paint e rigorosamente con solo il trackpad del pc. Perché questa scelta anacronistica?

L’idea è nata assolutamente dal nulla ed ho sentito come l’impellenza di portare quel progetto in vita, a dispetto dello scopo. MS Paint è comunque ben integrato nello schema generale dei progetti che sto portando avanti, dato che è un software anacronistico e quello che mi interessa, per il momento, è il discorso legato alla novità che il vecchio può portare nel nuovo una volta ricontestualizzato. Il bisogno di progresso a tutti i costi tendenzialmente dimentica dei tasselli fondamentali e fondanti alle spalle, come se fossero questioni ormai dimenticate e da abbandonare. Ho di recente pubblicato un album con un altro progetto, MonkeYear, in cui ho utilizzato per lo più un Nintendo Ds, una scheda Audio che manco funzionerebbe con Windows 10 e delle App per cellulare. Non penso di compiere scelte casuali e nutro il forte sospetto che il più delle volte siano gli oggetti che scelgo a guidarmi, ma la novità e la sperimentazione non può peccare di supponenza e dimenticare che talvolta è dall’imperfezione che nasce qualcosa di sorprendente. A tal proposito MS Paint mi da la possibilità di giocare molto con l’errore e da qui potrei ricollegarmi con la risposta legata al Trackpad. Non so, sarà che nasco come chitarrista, sarà che il mouse non dà le stesse possibiità in termini di glitch ed errori che poi MS Paint riversa sul disegno, ma l’errore è alla base di tutto ciò che faccio. Quello che cerco è un dialogo con il software ed il controllo totale non mi è mai interessato. Molte volte lascio linee, distorsioni e quant’altro che MS Paint ha deciso di mettere giusto per goliardia. Sembrerà una cosa da nervi sul collo, ma a me il più delle volte diverte e ribadisco che senza l’errore non puoi avere la sperimentazione.

Durante una chiacchierata di qualche tempo fa mi hai svelato che esiste una comunità underground di disegnatori Paint che non si espone molto sui social ma che è invece molto attiva nel confronto creativo.

SILENZIO STAMPA.

Esiste. Esistiamo, penso. Alcuni so essere delle vere e proprie persone, ma nutro ancora la speranza in qualche fake bot.
Io personalmente ci sono entrato per caso perché @shitty_paint ha iniziato a seguirmi in maniera seriale su IG ed ha deciso di mettermi in questa chat in cui erano presenti diversi account di persone che più o meno seriamente utilizzavano MS Paint per fare illustrazioni  e grafiche. Ricordo che i primi che ho conosciuto sono stati @itchybastard, @drawstuffonmspaint e @danstonpaint. Per ora abbiamo fatto un solo progetto collaborativo che però è molto legato alla pop colture: ad esempio il primo progetto ha riguardato la condivisione a macchia d’olio dei disegni in MS Paint delle scarpe dell’Adidas a tema Dragonball. Io ho rifatto quelle di Cell e ricordo che è stato molto positivo come approccio e come progetto. Ho proposto più volte di fare delle mostre in contemporanea, ma in diversi Stati, passandoci vicendevolmente le opere da esporre per poter fare praticamente all’unisono la stessa mostra. Ultimamente si sono aggregati alla chat anche due personaggi abbastanza famosi nell’ambito: @mirandalorikeet che è stata citata dalla BBC e da altri canali d’informazione, è praticamente la più famosa ad utilizzare il Software per fare le proprie illustrazioni; ed il primo ad avere fatto un fumetto vero e proprio in MS Paint @captainredblood, lui è davvero molto bravo.
Abbiamo altri progetti in serbo, ma organizzarsi non è mai così facile.

Genesis

In occasione di MEMENTO, sarà allestito il tuo studio d’artista temporaneo, ispirato all’ambiente domestico solito in cui lavori: la stanza da letto. Quanto è importante per te il contesto in cui si crea? Hai dei rituali di preparazione prima di concentrarti sullo schermo?

Il contesto è sempre importante e legato alle ore libere che posso avere in un giorno e quanto peso mentale ho da agenti esterni. Di norma il mio luogo prediletto per poter fare qualsiasi cosa è il letto, anche se ultimamente mi ritrovo spesso a prediligere il tavolo per non ritrovarmi con il coccige in posizioni non del tutto anatomiche. Avendo ed utilizzando il pc portatile posso permettermi di lavorare ovunque ed è una cosa che sto maturando pian piano per motivi di tempo, più che di spazio. Avendo diversi impegni ho imparato a lavorare in luoghi tendenzialmente scomodi, o di passaggio. Il non luogo è diventato il mio contesto prediletto.
Per quanto riguarda i rituali, ne ho troppi, ma ognuno di quelli distrae dalla possibilità di portare a termine in tempi brevi il lavoro prefissato. Solitamente ho dei rituali prima di iniziare a lavorare, per cui guardo i video dei canali a cui sono iscritto su YouTube. Poi cerco una canzone adeguata ed inizio a disegnare. Una volta finito il tutto pubblico e mi lavo le mani. Non ho ancora ben capito perché, ma una volta che ho finito di disegnare, o di comporre, mi lavo sempre le mani. Forse questo è l’unico rituale che rimane costante.

Da Cremona a Bologna, prossima zona d’arte?

Hey, sono di Crema, Cremona è la provincia lontana di cui nessuno si ricorda.
Sono aperto a qualsiasi cosa. In questo 2019 ho avuto già due esposizioni, una a Off Bologna ed una a Brescia, al Bar Giuditta.  Ho alcuni progetti che devono ancora vedere la luce, ma penso che se ne parlerà più verso l’estate, o addirittura settembre. Di sicuro mi piacerebbe unire alle esposizioni anche performance musicali ed unire i due mondi con questioni tematiche. Mi piacerebbe portare ad un nuovo livello tutto il progetto, cercando di svilupparlo in altri sensi ed in altri progetti con la costante MS Paint. Ormai ho talmente tante identità che non so più chi sono.

Testo di Alessandra Tescione 

9 maggio 2019