Chi sono gli I AM A FISH? Abbiamo deciso di indagare sui prossimi protagonisti di Arte a Domicilio con una serie di domande a raffica a Marco Carboni, fondatore e compositore del gruppo. Lasciatevi trasportare dal ritmo del jazz e buona lettura! 

I am a fish è un nome curioso, come è nata l’idea del gruppo e del nome? E chi è il pesce?

Il gruppo è nato quattro anni fa in maniera spontanea: era un periodo in cui scrivevo molta musica e mi venì voglia di suonarla con amici e compagni del conservatorio con cui mi trovavo bene umanamente e musicalmente parlando. Il nome invece arriva dal testo di una canzone dei Radiohead: Separator, la frase completa è “I’m a fish now, out of water”. Mi è sempre rimasta impressa nella mente, così ho deciso di chiamare il gruppo I AM A FISH. Chi è il pesce? (ride). Tutti quelli che decideranno di immergersi nella nostra musica.

Quali sono le vostre fonti d’ ispirazione? 

Qualsiasi cosa che mi colpisca nel profondo, può essere un libro, una canzone, una persona.

I am a fish è anche il titolo dell’album d’esordio registrato nel 2017.

Sì, l’abbiamo registrato all’Orlando Music Studio di Milano con Stefano Spina. Personalmente è stata la prima esperienza seria in studio e in quei giorni mi sono divertito ed ho imparato molto, non poteva andare meglio di così. 

Quale è il vostro rapporto con la scena musicale indipendente italiana?

Fino ad ora ci siamo finanziati, promossi, sbattuti per conto nostro e devo ammettere che fare tutte queste cose insieme è davvero faticoso; tuttavia vedere che piano piano si cresce sempre di più è senza dubbio una grande soddisfazione. Forse è questo che ci accomuna alla scena musicale indipendente italiana.

 

La band è stata fondata nel 2015, quali sono state le esperienze più significative fino ad oggi?

La prima prova nella fantastica casa dove abitavo in via Pascoli 32 a Sesto San Giovanni, il primo concerto al Manatì di Milano, la registrazione del primo disco, il primo concerto fuori Milano, il primo concerto fuori dall’Italia, il primo Festival… diciamo tutte le prime volte!

C’è stato un live o un momento indimenticabile ai quali siete particolarmente affezionati?

Se dovessi scegliere un momento in particolare sceglierei il primo “tour”: Milano-Ljubliana-Baveno-Milano, 2 concerti, 1200 km in 48h. Lì ho capito che seguirmi in una fatica del genere non è da tutti e che suonare con degli amici che vogliono condividere esperienze insieme senza badare all’aspetto economico è una rarità.

Apriamo un attimo il cassetto dei sogni, quale è il palco che vorreste calpestare e con quale special guest vorreste poter collaborare?

Lo tocco piano: Village Vanguard ft. Ron Miles.

 

Copertina album d'esordio. Artwork by Giozza

Lo scorso gennaio siete stati tra i finalisti al Concorso nazionale Jazz Chicco Bettinardi del Jazzclub di Piacenza, come è stata quell’esperienza?

E’ stata un’esperienza decisamente positiva. Era la prima volta che partecipavamo ad un concorso e l’ambiente che abbiamo trovato a Piacenza ci ha piacevolmente sorpresi. Si è creata una bella atmosfera di condivisione con gli altri musicisti tant’è che la serata è finita alle 4 di notte bevendo una birra tutti insieme. La gentilezza e la professionalità degli organizzatori ha fatto sì che ne uscisse una splendida serata.

Da Milano a Bologna per Arte a Domicilio, prossime tappe del tour?

A metà Giugno suoneremo in giro per l’italia tra Milano, Padova e Roma. E quest’estate ci chiuderemo in taverna per lavorare al secondo album. Sono molto felice perché mentre il primo album contiene esclusivamente miei brani, il secondo vedrà a livello compositivo la partecipazione di tutta la band.

Ascolta l’album oppure acquista la versione digitale e sostieni la musica indipendente italiana.

Testo di  Alessandra Tescione 

10 Aprile 2019